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CAMPLAMP

CAMPLAMP

Viadotto di LUNGHEZZA

"Valorizzazione delle aree in disuso sotto le grandi infrastrutture viarie"

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Le aree sottostanti i viadotti, i cavalcavia, le sopraelevate, determinano negli ambiti della città dei vuoti urbani che si impongono come elemento caratterizzante di un nuovo tipo di paesaggio; luoghi difficili, inclusi, trascurati, dove predominano precise esigenze funzionali e di sicurezza.
Luoghi che dal punto di vista del progetto diventano occasione per un’azione propositiva che vede la struttura fisica del sistema infrastrutturale cittadino come opportunità di mettere in relazione la trama coesiva e resistente degli elementi costruttivi, come ad esempio i piloni, e la forma risultante, cioè l’espressione architettonica.
Un modo di appropriarsi di parti della città nel gioco delle verticali e delle orizzontali come affermazione dell’esattezza di rapporti spaziali, introducendo un registro che, una volta raggiunto il soddisfacimento delle esigenze della tecnica, della costruzione e della funzione, fa riemergere i contenuti di un’architettura progettata a misura d’uomo, e quest’ultima e’ il risultato di un buon rapporto tra le cose, il risultato della proporzione.
Le abitazioni ideate sono volumi che hanno la prerogativa di costituirsi in episodi autonomi, volontariamente astratti dal dettaglio e dalla scomposizione per elementi architettonici, sincreticamente ricomposti nello scenario “ambientale di un sotto” che viene accolto nel progetto come determinante di un processo di riqualificazione. Le case realizzano un doppio significato, sono lanterne per il vicino quartiere e piccoli nidi per i fruitori protetti dall’impalcato della strada.
A.F.

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Il nostro progetto nasce dalla volontà di dare visibilità e insieme un nuovo e diverso punto di vista ai senzatetto. Dovendo progettare sotto un cavalcavia abbiamo scelto di sollevare i fabbricati dal livello del suolo, creando la suggestione di un "campeggio sospeso"; gli edificati, inoltre, richiamano la forma di una lanterna: focolare per i senzatetto, luce per un'area di città.
Abbiamo deciso di non progettare delle abitazioni chiuse in se stesse, ma piuttosto di creare delle aggregazioni, formando così insiemi con funzione di cucine, servizi igienici e dormitori. Avendo sollevato questi fabbricati abbiamo potuto usufruire dello spazio sottostante, creando un ambiente polifunzionale che susciti interesse dall’esterno.
La gestione delle attività e la manutenzione degli spazi da parte dei senzatetto può permettere di riallacciare quel legame con la società precedentemente perduto.
GLI STUDENTI



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